Che cos’è il ripper?

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Tra gli attrezzi da giardinaggio con cui è bene prendere dimestichezza se si ha intenzione di curare il proprio spazio verde nel migliore dei modi, c’è senza dubbio il ripper, uno strumento noto anche con il nome di scarificatore o di ripuntatore. Si tratta di un attrezzo che si è diffuso solo in tempi recenti, e che ha il pregio di consentire il taglio verticale, fino a un metro di profondità, del terreno: in questo modo, i diversi strati del terreno non si rimescolano tra loro, a differenza di quello che si verifica con la fresatura o con l’aratura. Il profilo del suolo, pertanto, resta pressoché immutato.

913_V-Ripper_0064757_642x462Il ripuntatore, che viene ritenuto un attrezzo discissore, può essere montato anche sullo stesso telaio di un aratro: in tal caso, viene effettuata una lavorazione sola, che prende il nome di araripuntatura e che si rivela più rapida rispetto alle tempistiche che sarebbero richieste da due lavorazioni differenti. Portato dalla trattrice, il ripper è applicato al sollevatore idraulico nel caso in cui debba essere impiegato per lavori di giardinaggio non troppo impegnativi (per lavori più profondi, invece, ci sono attrezzi muniti di ruote, ovviamente più pesanti e di dimensioni maggiori).

La composizione del ripper è piuttosto semplice: la struttura principale è rappresentata da un telaio in metallo resistente e robusto, collegato a vari organi lavoranti costituiti da coltelli in metallo piegati in avanti. Come detto, lo scopo di questo strumento è quello di tagliare il terreno in verticale. Il terreno lavorato con lo scarificatore non è molto diverso, in apparenza, rispetto a uno che non è stato lavorato: la differenza, tuttavia, è rappresentata dai lievi solchi – quasi impercettibili – che si palesano nei punti in cui si passa il coltello. Chiaramente, i mutamenti più significativi riguardano i primi 40, 50 o 60 centimetri di terreno, il cosiddetto strato fertile: qui, infatti, il suolo viene smosso. Insomma, con il ripper si va a smuovere il terreno non in superficie ma in profondità, a tutto vantaggio della coltura – o delle colture – da impiantare. E ciò vale sia per le colture di tipo arboreo che per le colture di tipo erbaceo.

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